Paralimpici, Bebe Vio: “Che onore avere una strada tutta per me”

Paralimpici, Bebe Vio: “Che onore avere una strada tutta per me”

14 ott 15

Dopo i saluti istituzionali, applausi a ripetizione per ognuno degli atleti della nazionale di scherma paralimpica che hanno fatto incetta di medaglie ai Mondiali in Ungheria. “Il movimento paralimpico gode di ottima salute, ma non mi accontento, bisogna lavorare così come lavorano bene i ragazzi della scherma, su e giù dalla pedana”. Ha esordito così Luca Pancalli, presidente Cip, dopo avere salutato il sindaco Ignazio Abbate, Giorgio Scarso presidente Federscherma e i tanti studenti accorsi all’Auditorium Pietro Floridia per il convegno “Lo sport come strumento di integrazione” tenutosi a Modica stamattina. Alcuni video proiettati alternano l’attualità delle gare appena concluse e le emozioni che ripercorrono la Paralimpiade di Londra colpiscono ancora al cuore così come le parole volutamente “spinte” con cui Pancalli definisce l’Italia un “Paese rincoglionito perché non dà risalto alle imprese quotidiane che lo sport disabile offre, ma sbatte in prima pagina me che non vengo caricato su un taxi. Purtroppo ci ritroviamo da trent’anni a combattere le stesse battaglie che non riguardano solo la realtà sportiva paralimpica italiana che invece fa passi da gigante: basta guardare al medagliere olimpico che nel 2008 ci vedeva al 32º posto, nel 2012 al 13º e nelle proiezioni per Rio 2016 ci attestiamo al 10º posto, buono, ma migliorabile. Lo sport è uno strumento di integrazione è vero ma solo se si capisce che noi, con i nostri gesti sportivi sollecitiamo comprensione non compassione”. Modica che da un mese è la città della scherma, sembra abbia compreso il messaggio più ampio lanciato oggi attraverso lo sport. “Una via che porta il mio nome, ma più in generale una città intera che dedica i nomi delle strade a degli schermidori è molto bello, come dice la Vezzali siamo arrivati a vedere una cosa del genere mentre siamo ancora in vita”. La neo campionessa mondiale di fioretto paralimpico, Bebe Vio, sorride alla vista della targa nel centro di Modica con su scritto il suo nome. Bebe con tutti i compagni di squadra è in Sicilia per il ritiro collegiale in vista della prossima stagione e all’angolo tra corso Matteotti e Via Beatrice Vio ci parla della sua vita dopo la conquista dell’oro mondiale a Eger in Ungheria: “Devo dire che non mi è cambiato molto, anzi sono più serena proprio perché ho vinto e mi sono qualificata per le Paralimpiadi, lo stress era dettato dalla qualificazione ora posso concentrarmi sugli allenamenti e competere, poi ovviamente, sempre per vincere”. I prossimi appuntamenti? “Prima di tutto la Coppa del Mondo a Parigi poi anche la maturità, pure fatta bene altrimenti papà a Rio non mi ci manda”. Qualche giorno fa era a Padova e ad un ragazzo di nome Marco, appena amputato ha dato il benvenuto nel tuo mondo dicendo che il mondo dei disabili è fico, in che senso? “Ma nel senso che vale per i disabili, ma per tutti, è fico non arrendersi, ok noi abbiamo avuto sfiga ma mica dobbiamo stare chiusi in casa e lamentarci sempre. Anche il normodotato che rinuncia a vivere a pieno deve capire che si può sempre andare oltre e per farlo, vista la mia esperienza, posso dire che lo sport è un tramite importante. Con la famiglia è uno dei miei valori fondamentali e che mi supportano”. A proposito di famiglia, cosa hanno detto quando hanno saputo che ti dedicavano una via. “Con mia sorella Maria Sole, prima di raggiungere Modica, immaginavamo come avrebbero scritto il mio nome sulla targa, Beatrice Vio, Bebe o oppure B.Vio ed ecco che lei mi dice, “B. Vio?, sai quante volte ho visto la scritta bivio in mezzo alla strada?” Ridendo riprendiamo la passeggiata ma non imbocchiamo un bivio ma una strada netta, un solco profondo, una via da seguire quella di Bebe Vio da Mogliano Veneto che da Modica guarda avanti e ci indica di seguirla sulla “sua”strada.

14 ott 15

Dopo i saluti istituzionali, applausi a ripetizione per ognuno degli atleti della nazionale di scherma paralimpica che hanno fatto incetta di medaglie ai Mondiali in Ungheria. “Il movimento paralimpico gode di ottima salute, ma non mi accontento, bisogna lavorare così come lavorano bene i ragazzi della scherma, su e giù dalla pedana”. Ha esordito così Luca Pancalli, presidente Cip, dopo avere salutato il sindaco Ignazio Abbate, Giorgio Scarso presidente Federscherma e i tanti studenti accorsi all’Auditorium Pietro Floridia per il convegno “Lo sport come strumento di integrazione” tenutosi a Modica stamattina. Alcuni video proiettati alternano l’attualità delle gare appena concluse e le emozioni che ripercorrono la Paralimpiade di Londra colpiscono ancora al cuore così come le parole volutamente “spinte” con cui Pancalli definisce l’Italia un “Paese rincoglionito perché non dà risalto alle imprese quotidiane che lo sport disabile offre, ma sbatte in prima pagina me che non vengo caricato su un taxi. Purtroppo ci ritroviamo da trent’anni a combattere le stesse battaglie che non riguardano solo la realtà sportiva paralimpica italiana che invece fa passi da gigante: basta guardare al medagliere olimpico che nel 2008 ci vedeva al 32º posto, nel 2012 al 13º e nelle proiezioni per Rio 2016 ci attestiamo al 10º posto, buono, ma migliorabile. Lo sport è uno strumento di integrazione è vero ma solo se si capisce che noi, con i nostri gesti sportivi sollecitiamo comprensione non compassione”. Modica che da un mese è la città della scherma, sembra abbia compreso il messaggio più ampio lanciato oggi attraverso lo sport. “Una via che porta il mio nome, ma più in generale una città intera che dedica i nomi delle strade a degli schermidori è molto bello, come dice la Vezzali siamo arrivati a vedere una cosa del genere mentre siamo ancora in vita”. La neo campionessa mondiale di fioretto paralimpico, Bebe Vio, sorride alla vista della targa nel centro di Modica con su scritto il suo nome. Bebe con tutti i compagni di squadra è in Sicilia per il ritiro collegiale in vista della prossima stagione e all’angolo tra corso Matteotti e Via Beatrice Vio ci parla della sua vita dopo la conquista dell’oro mondiale a Eger in Ungheria: “Devo dire che non mi è cambiato molto, anzi sono più serena proprio perché ho vinto e mi sono qualificata per le Paralimpiadi, lo stress era dettato dalla qualificazione ora posso concentrarmi sugli allenamenti e competere, poi ovviamente, sempre per vincere”. I prossimi appuntamenti? “Prima di tutto la Coppa del Mondo a Parigi poi anche la maturità, pure fatta bene altrimenti papà a Rio non mi ci manda”. Qualche giorno fa era a Padova e ad un ragazzo di nome Marco, appena amputato ha dato il benvenuto nel tuo mondo dicendo che il mondo dei disabili è fico, in che senso? “Ma nel senso che vale per i disabili, ma per tutti, è fico non arrendersi, ok noi abbiamo avuto sfiga ma mica dobbiamo stare chiusi in casa e lamentarci sempre. Anche il normodotato che rinuncia a vivere a pieno deve capire che si può sempre andare oltre e per farlo, vista la mia esperienza, posso dire che lo sport è un tramite importante. Con la famiglia è uno dei miei valori fondamentali e che mi supportano”. A proposito di famiglia, cosa hanno detto quando hanno saputo che ti dedicavano una via. “Con mia sorella Maria Sole, prima di raggiungere Modica, immaginavamo come avrebbero scritto il mio nome sulla targa, Beatrice Vio, Bebe o oppure B.Vio ed ecco che lei mi dice, “B. Vio?, sai quante volte ho visto la scritta bivio in mezzo alla strada?” Ridendo riprendiamo la passeggiata ma non imbocchiamo un bivio ma una strada netta, un solco profondo, una via da seguire quella di Bebe Vio da Mogliano Veneto che da Modica guarda avanti e ci indica di seguirla sulla “sua”strada.

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Fonte: http://www.gazzetta.it/


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