Rivolta contro il preside che non vuole i disabili

Rivolta contro il preside che non vuole i disabili

30 giu 14

Anita ha 15 anni. E’ autistica. Fino a pochi giorni fa frequentava la scuola media di Settimo Vittone. E qualcuno, ora che si è diplomata e non tornerà più, tira un sospiro di sollievo. «Non per cattiveria, ma era così violenta da fare male, c’è anche chi è finito in pronto soccorso». Tutto parte da qui. E adesso il direttore didattico, Ennio Rutigliano, corre ai ripari. Lo dice senza mezze misure: «La nostra scuola non è attrezzata per bambini con problemi così gravi». Così, l’altro ieri, durante il Consiglio di istituto ha presentato una delibera. «Prima di accettare le iscrizioni di ragazzi con handicap di un certo rilievo – è il succo del documento – serve il parere di un medico del lavoro e del responsabile della sicurezza». Una provocazione? Anche. Spiega Rutigliano: «Dobbiamo tutelare gli altri studenti e il personale dell’istituto». Apriti cielo. Qualcuno, tra gli insegnanti, è sbottato: «Va bene, e per gli extracomunitari? Mettiamo dei paletti anche per loro?». In mensa da sola Al di là degli aspetti emotivi di favorevoli e contrari (alla fine la delibera è stata bocciata), il problema è serio. «E tocca tutto il sistema scuola» precisa la vicedirettrice, Alessandra Barbiera. A Settimo c’è una ragazzina che farà terza media ed è sulla sedia a rotelle. Non può mangiare in mensa con gli altri perché il refettorio è al piano seminterrato. «Nella struttura non c’è un ascensore. Si può andare avanti così?». No. E infatti la scuola ha chiesto aiuto al provveditorato e al ministero dell’Istruzione. Risposte, zero. «Sia chiaro, i problemi ci sono da noi come in centinaia di scuole in Italia, ma non possono chiederci miracoli», tuona Rutigliano. La provocazione Farà rumore. C’è chi ha interpretato quel documento discusso in Consiglio come la volontà dei dirigenti di lavarsene le mani, semmai si dovesse ripresentare un caso simile a quello di Anita. «Ma non è così – sottolinea Barbiera – è proprio il contrario». La scuola vorrebbe essere messa nelle condizioni di poter aiutare i ragazzi con handicap, rendendo la vita meno complicata a tutti. «Lo Stato, per questo, dovrebbe aiutarci, dovrebbe fare di più». Qui, come in un qualunque istituto, dal Piemonte alla Sicilia. Una goccia nel mare A Settimo Vittone, 4 anni fa, erano arrivate le lavagne magnetiche. Per una scuola di montagna qualcosa di straordinario. Una goccia nel mare. Il resto è il vivere quotidiano. Quello che accade ogni giorno, per un anno intero, dal suono della prima campanella: la bambina costretta a mangiare in classe da sola, la ragazzina autistica che diventa un caso impossibile da gestire. E altri alunni da seguire, 6 in tutto, con problemi di handicap. Troppo, per una scuola che fatica a sostenere anche la manutenzione ordinaria. «Il nostro – chiosa Rutigliano – è un grido di dolore, altro che discriminazione».

30 giu 14

Anita ha 15 anni. E’ autistica. Fino a pochi giorni fa frequentava la scuola media di Settimo Vittone. E qualcuno, ora che si è diplomata e non tornerà più, tira un sospiro di sollievo. «Non per cattiveria, ma era così violenta da fare male, c’è anche chi è finito in pronto soccorso». Tutto parte da qui. E adesso il direttore didattico, Ennio Rutigliano, corre ai ripari. Lo dice senza mezze misure: «La nostra scuola non è attrezzata per bambini con problemi così gravi». Così, l’altro ieri, durante il Consiglio di istituto ha presentato una delibera. «Prima di accettare le iscrizioni di ragazzi con handicap di un certo rilievo – è il succo del documento – serve il parere di un medico del lavoro e del responsabile della sicurezza». Una provocazione? Anche. Spiega Rutigliano: «Dobbiamo tutelare gli altri studenti e il personale dell’istituto». Apriti cielo. Qualcuno, tra gli insegnanti, è sbottato: «Va bene, e per gli extracomunitari? Mettiamo dei paletti anche per loro?». In mensa da sola Al di là degli aspetti emotivi di favorevoli e contrari (alla fine la delibera è stata bocciata), il problema è serio. «E tocca tutto il sistema scuola» precisa la vicedirettrice, Alessandra Barbiera. A Settimo c’è una ragazzina che farà terza media ed è sulla sedia a rotelle. Non può mangiare in mensa con gli altri perché il refettorio è al piano seminterrato. «Nella struttura non c’è un ascensore. Si può andare avanti così?». No. E infatti la scuola ha chiesto aiuto al provveditorato e al ministero dell’Istruzione. Risposte, zero. «Sia chiaro, i problemi ci sono da noi come in centinaia di scuole in Italia, ma non possono chiederci miracoli», tuona Rutigliano. La provocazione Farà rumore. C’è chi ha interpretato quel documento discusso in Consiglio come la volontà dei dirigenti di lavarsene le mani, semmai si dovesse ripresentare un caso simile a quello di Anita. «Ma non è così – sottolinea Barbiera – è proprio il contrario». La scuola vorrebbe essere messa nelle condizioni di poter aiutare i ragazzi con handicap, rendendo la vita meno complicata a tutti. «Lo Stato, per questo, dovrebbe aiutarci, dovrebbe fare di più». Qui, come in un qualunque istituto, dal Piemonte alla Sicilia. Una goccia nel mare A Settimo Vittone, 4 anni fa, erano arrivate le lavagne magnetiche. Per una scuola di montagna qualcosa di straordinario. Una goccia nel mare. Il resto è il vivere quotidiano. Quello che accade ogni giorno, per un anno intero, dal suono della prima campanella: la bambina costretta a mangiare in classe da sola, la ragazzina autistica che diventa un caso impossibile da gestire. E altri alunni da seguire, 6 in tutto, con problemi di handicap. Troppo, per una scuola che fatica a sostenere anche la manutenzione ordinaria. «Il nostro – chiosa Rutigliano – è un grido di dolore, altro che discriminazione».

Fonte: http://www.lastampa.it/


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